Loris Durante

Sulla Massoneria

 

“ poiché l'Idea e lo Spirito che animano la Libera Muratoria sono pervenuti a noi dalle Corporazioni Medioevali,   le quali costituivano la continuazione di quelle Romane che,  a loro volta sintetizzavano le tradizioni misteriosofiche della Grecia e dell'Egitto, queste antiche tradizioni, evidentemente, hanno avallato,  - concedendo credito di lievitazione indispensabile ed insurrogabile  -  le fresche ed impetuose correnti di pensiero e di vita che scaturivano dalle Associazioni Segrete di origine Gnostica, Ermetica ed Esoterica.”........ ( brevi cenni storici sulla libera muratoria – rituale ed istruzioni 1° Grado Simbolico )  

 
La Massoneria, così come è giunta fino ai nostri giorni, mutua la sua struttura operativa e simbolica, dalle “corporazioni di mestiere”.         Molta letteratura dedicata, ne evoca un inizio che si perde nel mito e nella leggenda, collegandola ad origini antidiluviane ed a civiltà scomparse nonché a personaggi più o meno di fantasia.         
Chiaro ne è il simbolismo pedagogico, che vuol situare l'origine della Massoneria in quella sfera astratta ed indeterminata dell'origine della storia dell'umanità, con collegamenti mitologici, biblici e veterotestamentari.
 
La capacità mitopoietica della Massoneria è nota.          
Le leggende ed i miti che la caratterizzano, però, anziché essere interpretati in forma simbolica,  sono stati trattati da alcuni autori, quasi come “verità”,  creando qualche  disagio intellettuale e rendendo difficile un'analisi oggettiva e coerente della storicità e dell'origine della stessa.        
Tra le tante parole sparse a piene mani, pochissime sono state spese per tentare di portare sul tema del concreto e dell'obbiettività i punti di vista dei vari autori, dando quindi dignità al principio che “la Storia non si fa con le opinioni”.         
È compito primario quindi, fare un minimo di chiarezza sulle “poche” certezze a disposizione dei ricercatori. La costruzione di dimore, Fortezze e l'erezione delle Cattedrali, richiedeva l'uso di personale specializzato e d'esperienza in quanto non esistevano scuole tecniche o professionali adatte all'uopo, le maestranze venivano quindi preparate presso le cosiddette “botteghe” artigiane dove i Maestri d'Opera potevano trasferire il loro sapere.        
Ovviamente, proprio per le caratteristiche intrinseche specialistiche e tecnico-operative della loro attività, le i “capo-cantieri” ricorrevano ad una selezione e ad una cernita degli addetti che venivano accettati all'interno della corporazione.
       
 
In considerazione del fatto che il costruire era considerato non un'astrazione bensì un'arte “reale”, ( dove la chiave “reale” qui è usata nell'accezione di“realtà”, un arte concreta, pratica ed esecutiva), i Maestri trasmettevano il loro sapere  soltanto in forma chiusa ed a pochi scelti.        
La permanenza presso queste “botteghe” era di decenni, e iniziava dallo svolgimento dei lavori più umili per arrivare, dopo anni di pratica, ad acquisire le informazioni fondamentali. Intorno al Maestro si formavano così vere e proprie comunità di lavoranti, e più era famoso il Maestro maggiore era la “scuola” che intorno si sviluppava; si formava così spontaneamente, una gerarchia di livelli di conoscenza e di responsabilità, legata all'effettivo sapere, ed al saper fare.         Per definizione quindi l'esistenza di comunità di costruttori di tipo “esoterico” è da considerarsi certa.   Ricordo che il termine “esoterico” è un termine generico per indicare gli insegnamenti di carattere segreto riservati agli “iniziati”, ai quali è data la possibilità della rivelazione della verità occulta, del significato nascosto delle cose e della realtà... nonché dei segreti “dell'Arte”; deriva dal greco esoterikos (interno, dentro) che nel linguaggio filosofico caratterizza l'insegnamento riservato ai soli discepoli definendo in senso stretto “cerchia interna”.         Difficile è una definizione sicura delle loro strutture operative, una datazione delle loro origini verificabile attraverso chiare testimonianze scritte .         Poche certezze storiche.... in vero poche...         
Il manoscritto normativo più antico e “certo” di una confraternita di costruttori di cui abbiamo conoscenza, è  lo
«Statuta et ordinamenta societatis magistrorum muri et lignamiis», meglio conosciuto come “ la carta di Bologna”, datato 8 Agosto 1248, conservato presso l'Archivio di Stato di Bologna, sfuggito spesso ai cultori della storia della Massoneria.          
È il documento organico più antico sulla struttura di un'associazione libero muratoria «operativa» medioevale; antecedente quello che veniva considerato fino a qualche tempo fa come il codice più antico della Massoneria, il cosiddetto Poema Regius datato 1390, che riguarda le Costituzioni in vigore nelle “Gilde” libero muratorie anglosassoni, le Craft. ( nel Poema Regius si fa riferimento ad una antecedente regolamentazione, non reperita, redatta sotto l'egida di Re Atelstano (o Altestano) da alcuni indicato attorno al 970-1000 dc di cui però non si hanno evidenze).
La Carta di Bologna del 1248 rappresenta quindi il più antico documento normativo reperito, fino ad ora nel mondo, sulla libera muratoria operativa.
         Infatti, come dicevamo, precede di ben 142 anni il Poema Regius inglese (1390), di 182 (192) anni il Manoscritto di Cooke (1430-40) nonché di 219 anni lo Statuto di Strasburgo riconosciuto al Convegno di Ratisbona del 1459 e che poi venne suffragato dall'Imperatore Massimiliano nel 1488 e di 59 anni il Preambolo Veneziano dei Taiapiera (1307).       
                                                       
Lo studioso spagnolo José Antonio Ferrer Benimeli nel suo commento sulla Carta di Bologna del 1248 afferma:
”Tanto per l'aspetto giuridico, quanto per quello simbolico e rappresentativo, lo statuto di Bologna del 1248, ed il suo contorno, ci pone in contatto con una esperienza costruttiva che non era stata conosciuta e che interessa la moderna storiografia internazionale, soprattutto della Massoneria, perché lo situa, per la sua cronologia ed importanza, prima d'ora non conosciuta, all'altezza del manoscritto britannico Poema Regius, del quale è di molto anteriore, che prima d'ora era considerata l'opera più antica ed importante. La Carta di Bologna ci appare inoltre importante perché da essa si trae conferma su quanto asserito nel «Libro delle costituzioni» del 1723 di Anderson, in cui nella relazione al testo si precisa che esso fu redatto dopo «avere esaminato diverse copie avute dall'Italia, dalla Scozia e da diverse parti dell'Inghilterra» di antichi statuti e regolamenti della Massoneria operativa e l'esame dello stesso «contenuto» della Carta di Bologna fa supporre che il suo testo abbia potuto essere fra quelli consultati da Anderson”. (tratto da Eugenio Bonvicini, Massoneria antica. Dalla «Carta di Bologna» del 1248 agli «Antichi Doveri» del 1723, Roma, Atanor, 1989, pp.15-18).        
Queste, le poche certezze pervenute e verificabili.
        
Ovviamente i “costruttori” e le loro confraternite esistevano ed operavano anche senza statuti scritti.
         Ovviamente le confraternite operavano ugualmente e con grande maestria.          
Per dare esempio, possiamo accennare, tra le maestranze più conosciute, ai “Maestri Comacini”, che svolgevano la loro opera in “Italia” prima, in tutta Europa poi, al servizio dei vari  Re, Papi o Signori...
         Magister Comacini che nulla hanno lasciato per iscritto se non il simbolismo delle loro meravigliose opere.          Di loro sappiamo più per l'Editto di Rotari del 22 novembre 643 che è i
l primo documento che li cita come Magister Commacinus;  Oppure per l' Editto di Liutprando del 28 Ferbaio 713 che riporta in appendice un memoratorium de mercedibus commacinorum, un vero e proprio tariffario tecnico, che per qualsivoglia testimonianza scritta da loro lasciata.          Questa è l'oggettiva difficoltà di “tracciamento” delle origini storiche, o perlomeno medievali della Massoneria,  la mancanza di supporti scritti in grado di avallare qualsivoglia ipotesi.          Riporto un brano dell'articolo di Joaben “il problema delle origini” su questo argomento, che ben specifica le motivazioni delle “così poche tracce scritte” rinvenibili, il quale, a sua volta, citava un brano del Vailant che commenta appunto la carenza di fonti certe: «Ma debbo ancora prevenirvi contro i dubbi che la mancanza di documenti scritti potrebbe far sorgere in voi, dubbi che spariranno quando saprete che il divieto di scrivere sui dogmi, sui riti, sulle cerimonie dei misteri fu rigorosamente osservato dagli antichi, come lo provano le reticenze e le ammissioni stesse degli scrittori da Erodoto fino a Dante. Di conseguenza siamo obbligati, per non interrompere l'ordine dei fatti, a prestar fede a frammenti, a confessioni incomplete, a notizie forniteci sotto il velo ingegnoso della favola, il tutto attinto da una infinità di autori, gli uni profani, gli altri iniziati, alfine di risalire attraverso le tradizioni religiosamente conservate dai poeti e dai filosofi fino alle epoche eroiche e favolose o poco conosciute della vita dei popoli. Ed è per la riunione di questi frammenti, sparsi in tutti i paesi del mondo da più di cinquanta secoli, che noi tentiamo di poter ricostruire col pensiero il meraviglioso edificio della Libera Muratoria antica che i nostri maestri hanno lasciato incompiuto, e la cui continuazione è stata affidata al nostro zelo e alla nostra devozione»...        
Se trovare tracce certe degli “statuti” delle corporazioni di mestiere è cosa difficile, lo è ancora di più trovare tracce delle ritualità e delle pratiche “iniziatiche” che in esse si svolgevano.
        
Gli impegni solenni di segretezza, i giuramenti, il metodo di trasferire le informazioni più delicate e sensibili “bocca-orecchio” (ossia per tradizione orale e non scritta) fanno annoverare la Massoneria “operativa” tra i sistemi misterici, al pari di quelli tradizionalmente conosciuti ( Eleusini, Orfici, Cabiri, Serapidi, Mitraici ecc.); anche se nello specifico massonico non compare alcun aspetto escatologico e salvifico proprio delle componenti “religiose” mutuando da queste, solo il “metodo formale”.                                                                                                        
 
L'etimologia del vocabolo “misterico” risalirebbe ad una radice indoeuropea, che aveva il significato di “chiudere la bocca”. Da questa radice sarebbero derivati i termini greci μύω [myo] (iniziare ai misteri), μύησις [myesis] “iniziazione” e μύστης [mystes] (iniziato). Una delle caratteristiche fondamentali, condivisa dai culti misterici, consisteva nel fatto che l'insieme delle credenze, delle pratiche religiose e la loro vera natura, venivano rivelate esclusivamente agli iniziati,  che avevano l'obbligo di non profanare né divulgare alcun segreto appreso.        
Indagare perciò sui rituali, sulle origini e sulla veridicità storica della Massoneria anteriore alle costituzioni di Anderson e della cosiddetta “Massoneria moderna” attraverso le fonti storiografiche, è realisticamente complesso. Abbiamo però due importanti “finestre” che ci permettono un idea più chiara: l'opera stessa dei costruttori ed i rituali contemporanei che, per quanto rimaneggiati, sicuramente contengono tracce rilevanti di quelli antichi. 
       
 
Non si può negare nel primo caso, che esista una continuità tecnica operativa nel concepire e nel realizzare l'opera architettonica; così come non si può nemmeno immaginare che la storia sia conchiusa in comparti separati come le pagine di un libro nel quale, voltando pagina, ci si trova in un altra epoca... Essa in realtà, la storia architettonica, è un fluire continuo con interscambi e contaminazioni culturali, in cui “gli specialisti” si trasferivano informazioni vitali al fine di realizzare la “fabbrica” che la committenza richiedeva. Ne andava certamente della vita... oltre che dell'onore... per cui dalla “volta a botte” romana, si poteva passare alla “volta ogivale” soltanto attraverso nuovi saperi, magari acquisiti dalle maestranze al seguito di truppe impegnate in “terre d'oltremare”, lavorando fianco a fianco con costruttori arabi ad esempio, oppure sperimentando “capriate” e carpenterie assimilate dai costruttori navali del nord Europa...  o l'uso dei “blocchi contrapposti” a secco delle architetture egiziane... o dell'uso della “geometria sacra” ellenica... in un sincretismo “reale” che permetteva l'acquisizione di un sapere sempre più ampio e specialistico.        
Sempre affascinante è scoprire poi l'immensa cultura mitologica e biblica dei “tagliatori d'immagini”, che sui portali e sulle facciate delle costruzioni sacre o nelle forme labirintiche delle pavimentazioni abbaziali, ancorché nei capitelli colonnari dei chiostri... erano in grado di trasferire conoscenze straordinariamente dotte, attraverso complessi simbolismi e codici comunicativi che diventeranno poi una delle caratteristiche proprie del “metodo massonico”.                 
Geometria sacra e conoscenza dei rapporti armonici, numerici, geometrici e musicali, uso del simbolismo come meta-linguaggio universale, tecniche ingegneristiche ineguagliate, conoscenza dell'astronomia e dell'astrologia, conoscenza della religioni e delle ritualità, alchimia, proto-chimica e fisica dei materiali, botanica, padronanza dei classici della letteratura ecc. ecc. Questo è ciò che compare anche da una prima superficiale osservazione delle opere dei costruttori.
        
Tale conoscenza doveva necessariamente essere patrimonio degli operatori, in quanto la realizzazione dell'opera architettonica non era un fatto individuale o personale, ma una sinfonica convergenza di saperi che dovevano per forza essere compresi e condivisi, il tutto sotto la gestione di maestranze qualificate e d'esperienza riconosciuta.
        
Va ricordato che “saper leggere e scrivere” è stato per lungo tempo prerogativa di pochissimi, al massimo alcuni sapevano “compitare”, ossia fare di conto... (per chi è massone questa prima affermazione è indicativa del grado di Apprendista).        
 
Essere “liberi” era un altra prerogativa di quanti s'avviavano all'apprendistato muratorio in quanto spesso al”opera” partecipavano anche “servi della gleba” che i signori locali mettevano a disposizione; a questi non veniva comunicato alcun sapere in quanto potevano essere “ritirati” dal “proprietario” in qualsiasi momento e comunque non potevano essere inviati in altre fabbriche a volontà del Maestro. Essere “liberi” era anche da considerare in senso “fisico”, senza menomazioni di sorta perché esisteva un reale rischio nello svolgere lavori faticosi e difficoltosi, come arrampicarsi su impalcature precarie, spostare carichi instabili ecc.  oggettivamente i rischi erano elevati anche per chi non aveva impedimenti... pertanto non venivano ammessi soggetti non “liberi” fisicamente.         
“Di buoni costumi” significava anche non avere pendenze di alcun genere con la giustizia in quanto il “Maestro” era persona di assoluta trasparenza morale ed etica, nonché garante presso il committente, ed ogni ombra sulla sua onorabilità, anche di un suo lavorante, avrebbe portato a grave nocumento per tutta l'opera, per cui essere di “sani principi” era prerogativa essenziale per essere ammessi all'addestramento.
        
Iniziamo così a vedere che all'interno dei rituali tuttora vigenti nella Massoneria Azzurra, quella dei primi tre gradi, si possono ritrovare informazioni proprio degli albori della stessa.
        
Ma l'analisi di ogni passo dei rituali al fine di rintracciarne l'origine è cosa complessa ed esula da questa breve trattazione.           
 
Le cose cambieranno sul piano culturale, alla fine del XI secolo con gli influssi della “scuola di Chartres” fondata da Fulberto ( 960-1028 ) e con l'accesso nelle Gilde muratorie dei cosiddetti “speculativi”, apportatori di nuovo fervore ed ulteriori conoscenze umanistiche e filosofiche in grado di dare “valore aggiunto” all'operato delle maestranze “operative”. Questa nuova visione del mondo, ampliò di fatto la capacità progettuale dei Maestri Muratori con l'introduzione di una visione più ampia dell'opera architettonica e, attraverso lo studio delle “arti liberali”, acquisire carattere di “scuola di metodo” .        
La “libera muratoria” ci appare allora, come un “contenitore” sapienziale, nel quale sono confluiti tutti i saperi tecnico operativi, nonché filosofico culturali dell'areale mediterraneo e continentale, con tracce storiche scritte verificabili fino al 1248. Dal 1717, con le costituzioni di Anderson, prenderà le caratteristiche della Massoneria così come giunta fino ai nostri giorni, ma l'analisi di quello che avverrà nei secoli successivi è argomento ampiamente trattato dalla storiografia Massonica ed eventualmente da approfondire con studi dedicati.  

 

   

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