Il Privilegio della Prostituta

Marco M.

                                  

 

Nella monumentale opera dei Quaderni della Weil, trovo un commento
piuttosto interessante sulla “figura” della prostituta, ho detto figura perché il commento troppo stringato, che riporterò per questo con parole mie, è qui inteso come “archetipo” di un ente che è generale e che potrebbe quindi non essere inteso alla lettera (prostituta, appunto).

 

”Ed ecco che una donna, che in città era una peccatrice, saputo che Egli
mangiava in casa del Fariseo....”
”... Da quando essa è entrata, non ha smesso di baciarmi i piedi.....
”... Perciò io ti dico: i suoi peccati tanto numerosi le sono stati
rimessi, perché essa ha molto amato . A chi poco è rimesso ama poco”.
”... la tua fede ti ha salvato; va in pace”    (Luca VII, 37-38 ecc...)


Ora se immaginiamo di aver commesso un peccato, possiamo dire che lo abbiamo commesso in “un tempo” , un momento che può essere rimosso e dimenticato,(o punito) ma la prostituta anche se fosse del tutto innocente non può dimenticare il peccato perché la società glie lo ricorda sempre. (il ladro, l’assassino... non sono  soggetti alla ricusazione perpetua della società, ma alla punizione)

 

Questo moto spontaneo quindi, di riconoscere il Maestro, attiene per forza di cose al superamento di ciò che non si può superare, ma se non si può superare  necessita  l’oblio totale del “se”.

Il privilegio non consiste quindi in una forma di pietà elargita, come si elargisse un osso a un cane, ma al vero e propio riconoscimento che è stata compiuta una operazione verso se stessi che attiene alla destrutturazione.

”L’ amore è proporzionale alla remissione del debito; ma per chiunque
comprende , un debito infinito deve essere rimesso”.(S.Weil
)

 

 

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