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MONOGRAFIA IN MEMORIA DI SERGIO GHIVARELLO

Fabio Petrella

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Introduzione

Appassionato ricercatore= della Verità, profondo studioso di non comune cultura, informato sulle ricerche della scienza e sempre presente a considerare e interpretare la Tradizione. Questo il ricordo di Sergio Ghivarello che condivido con tanti altri studiosi di astrologia che come me lo hanno frequentato. Grande la sua disponibilità ad incontrare l’Altr= o, nonostante la sua dolorosa malattia, per dialogare dei grandi temi che ruo= tano intorno all’uomo: il tempo, Dio, il destino,considerati sempre sullo sfondo della struttura dell’universo, delle sue configurazioni, dell= a sua ciclicità e dei suoi studi così complessi, che assimilavano = il mito, la matematica e l’astronomia nei suoi significati occulti.

A me che nel lontano 198= 2 intraprendevo lo studio dell’astrologia i suoi insegnamenti fornirono un supporto metodologico fondamentale, non solo nell’approccio a questa ‘scienza’, ma anche a tutti i sistemi di conoscenza autentici.=

Preso dal sacro furore d= el mondo affascinante che l’astrologia mi dischiudeva e illudendomi di trovar= e le chiavi per sciogliere nodi, mi sono perso numerose volte nel Grande Labiri= nto, trascurando gli ammonimenti che l’amico Sergio insinuava fra le righ= e di un pessimismo cosmico, che a buon diritto oggi potrei chiamare leopardiano= .

Con la mia ansia di scop= rire il mondo, cercavo di leggere in modo ostinato nei segni astrologici ciò= ; che mi sfuggiva nella realtà fisica quotidiana o mi si rivelava troppo difficile da affrontare: ignoravo Sergio quando mi spiegava la misura e il significato del passo di chi ‘entra’ nell’oroscopo altru= i.

Ora che Sergio non c’è più, lo sento più vicino a me di quando era= in vita, con la sua leggera ironia e la sua saggezza di fronte alla realt&agr= ave; imperscrutabile del destino individuale e collettivo, con il suo modo di ‘confinare’ la conoscenza in una dimensione quasi da ‘hobby’, di gioco.

Ed ora che anche la sua compagna dolce e sensibile, Graziella, non c’è più, consumata forse dalle grandi sofferenze che sempre accompagnano chi si pon= e sul Sentiero, ma anche desiderosa di raggiungere il suo Sergio, li vedo abbrac= ciati per sempre lassù, in quel Cielo così appassionatamente cerca= to, guardato, studiato, amato.

 

 

Sergio Ghivarello - LE ORIGINI DELL’ASTROLOGIA – (testo tratto da “Studi teorici sulle basi del pensiero astrologico” – ed. Nuovi Orizz= onti – Milano, 1989) – note in corsivo a cura di Fabio Petrella.

 

I parte

 

Ci occuperemo in questo capitolo di un argomento che ha dato origine a molta confusione e ad uno d= ei più diffusi errori in cui sono incorsi indistintamente quasi tutti = gli studiosi che hanno cercato di abbozzare un quadro storico dell’Astrologia. Mi riferisco al tanto discusso problema delle sue origini, direttamente connesso a quello relativo alla determinazione ed al= l’estensione della sua eventuale validità.

L’opinione ancor= a oggi più accreditata è che Astronomia e Astrologia nacquero insie= me, come un’unica pratica. Per mezzo di essa si potevano predire le condizioni atmosferiche generali e periodiche, basandosi essenzialmente e semplicemente sul calibrare il fluire del tempo attraverso il movimento apparente delle stelle.

Le stagioni, intese co= me condizione atmosferica ambientale e periodica, potevano essere stabilite c= on molta precisione, usando come orologio la sfera delle stelle fisse.

In base a questa diffu= sa opinione, gli Egizi si sarebbero quindi serviti della levata eliaca di Sirio al solo scopo di inquadrare un calen= dario mirante alla precisa predizione della data delle piene del Nilo. Soltanto quando si tentò di estendere questa pratica ai particolari interessi individuali sarebbe nata l’Astrologia nell’accezione che oggi = ha generalmente questo termine, implicitamente associato ad una vaga atmosfera culturale di civiltà in decadenza.[i]<= o:p>

Per quanto riguarda qu= indi l’origine delle Costellazioni Astronomiche, l’opinione storica più attuale – citata anche da P.Brown nel suo Libro delle Stelle, è che “esse non siano state create un poco alla volta da popolazioni diverse, ma rappresentino un tent= ativo escogitato nell’antichità da un uomo, o da un gruppo di uomin= i, per catalogare le stelle in maniera sistematica e definitiva”[ii]= .

Alcuni storici attribu= iscono la formazione delle Costellazioni alla prima civiltà Caldea o Mesopotamica, o alla cultura Accadica. Queste opinioni si basano su riferimenti tramandati dagli Amoriti Babilonesi, che succedettero agli Accadi nel II millennio a.C. e che ispir= arono la loro cultura a quella dei predecessori.

Alcuni moderni studios= i di Astronomia hanno rintracciato notizie sull’esistenza delle 48 Costel= lazioni del Catalogo compilato da Ipparco nel II secol= o a.C., risalenti a circa 2500 anni prima della documentazione storica. L’effettivo rilevamento ed il raggruppamento= in costellazioni delle circa 1080 stelle comprese, dovrebbe pertanto risalire= ad una data molto anteriore.

In base a queste considerazioni, le 48 Costellazioni furono disposte su di un globo, notand= o che una estesa parte del cielo rimaneva vuota. Questo fatto sembrò significativo e si suppose che le stelle non facenti parte di queste coste= llazioni non ascendessero oltre il piano dell’orizzonte del luogo dove viveva= no i primi osservatori. Di conseguenza il centro dell’area del globo non coperta da nessuna stella doveva essere il Polo Sud Celeste, in quanto si sapeva che il punto di osservazione doveva trovarsi nell’emisfero settentrionale; era quindi impossibile che fossero visibili le stelle delle estreme regioni Celesti Meridionali.

Il problema di fronte = al quale si trovavano ora gli studiosi, si riduceva pertanto a cercare una data in = cui, in base alla Precessione degli Equinozi, l’area priva di stelle si f= osse trovata nella posizione del Polo Sud Celeste. Le deduzioni consentirono di stabilire una data che si aggirava intorno al 5000 a.C. e di precisare come p= unto di osservazione un’area poco a sud del 40° parallelo, probabilmente= una zona dell’Asia minore.

Vi sono d’altra = parte prove dimostranti che anche gli Astronomi di paesi altrettanto antichi ed apparentemente isolati fra loro, usarono tutti – a parte differenze secondarie – il modello base dei&nb= sp; 12 Segni per le Costellazioni Zodiacali; il che conferma la supposi= zione che per lo meno i gruppi Zodiacali dovrebbero avere avuto origine da una u= nica e molto più antica sorgente.

Direttamente connesso = a quello dell’origine, un altro problema ha turbato a lungo gli studiosi, sollevato dall’atteggiamento innaturale di alcune figure tradizional= i; altre sembrano ignorare, nella loro presentazione, ogni motivazione Astronomica. Il problema consisteva nel capire se le Costellazioni erano s= tate ideate per scopi Astronomici, o se vi erano altri motivi. In quest’u= ltimo caso il mistero delle origini dell’Astrologia, anziché chiari= rsi, si faceva più oscuro. E questa constatazione ci costringe ad aprire= una parentesi per cercare di spiegare che cosa rappresentino esattamente lo Zo= diaco e le Costellazioni Boreali. Dopodiché il problema delle figure tradizionali e del loro atteggiamento diverrà più comprensib= ile, consentendoci di proseguire nella nostra indagine.

In un sistema privo di riferimenti assoluti qual è lo spazio Astronomico, l’unico mo= do che ci consenta di riferir, e quindi di misurare un ciclo (o più generalmente un movimento periodico) attraverso un sistema di coordinate, è quello di far coincidere gli assi di riferimento con le proiezioni sulla sfera delle tracce dei piani di simmetria primari del sistema che contiene l’Osservatore. Avremo così – per un generico osservatore terrestre – come asse delle Ordinate, la traccia del pia= no meridiano; come ascissa la traccia sulla sfera del piano Equatoriale. In q= uesto modo il ciclo potrà essere assimilato ad una funzione sinusoidale e quindi codificato, in via di prima approssimazione, attraverso un sistema geometrico bidimensionale. I punti in cui la funzione attraversa l’ascissa, o raggiunge il suo massimo e minimo valore, rappresentano= i punti Cardinali del sistema. Considerando ora la funzione differenziale del ciclo, notiamo che l’accrescimento della funzione può assumer= e dei valori che formano periodicamente un rapporto “armonico” con la funzione stessa. I settori del ciclo in cui si forma questo rapporto particolare tra numeri interi risultano, ad un primo livello, in nu= mero di 12, comprendenti ciascuno 30° del periodo stesso. Il dinamismo che esprime la variazione del rapporto in ciascuno dei 12 settori, può essere codificato sia in termini matematici che ideografici.

Ricordiamo qui che la = funzione circolare è la risultante di due particolari vibrazioni spazio-temporali, mentre il tempo rappresenta l’occulto vettore psichico dell’energia e quindi dell’intera manifestazione;= per realizzare questo concetto è sufficiente considerare che esso rappresenta, dal livello sensoriale al livello degli stati più prof= ondi di coscienza, l’estensione della consapevolezza dell’esistenza. Questa consapevolezza è la causa originaria dell’IO, in tutti= i suoi livelli di esistenza.

Ci sembra quindi fuori= di dubbio che il sistema di rappresentare un rapporto di questa natura, per m= ezzo di ideogrammi[iii] che caratterizzino = la costituzione psicodinamica differenziale del r= elativo periodo, sia da preferire alla descrizione matematica dello stesso rapport= o.

Abbiamo detto in prece= denza che lo spazio Cosmico è privo di riferimenti assoluti, ed abbiamo visto= ora che il movimento è la condizione per la manifestazione dell’esistenza. Pertanto anche gli assi di riferimento di un ciclo saranno a loro volta subordinati ad un secondo ciclo più ampio, quest’ultimo ad un terzo di ampiezza ancora maggiore, e così = via all’infinito.

Il problema sembra com= plicarsi, ma ai fini pratici della misura del tempo in riferimento alle necessit&agr= ave; della vita sul nostro pianeta, è sufficiente considerare tre cicli:= il ciclo annuale del Sole di 365,24218 gg., il ci= clo precessionale delle stagioni di circa 25.900 anni, e= d il ciclo della rotazione dei parametri dell’orbita della Terra, di circa 110.800 anni.

Il sistema di codifica= zione e misura del Tempo così ottenuto è tale da consentire la predizione, o la verifica, della maggior parte dei principali eventi perio= dici che interessano lo sviluppo della vita planetaria, dalle epoche glaciali a= lle variazioni stagionali del clima. Ma vediamo praticamente che significato Astronomico ha questo triplice sistema di riferimento. Il ciclo annuale del Sole , caratterizzato ideograficamente dai 12 = settori che compongono le stagioni, ha il suo riferimento nel punto di intersezion= e tra le tracce sulla sfera dei piani dell’Equatore e dell’Eclittica, detto punto g o 0° Ariete. Questo punto compie a sua volta un giro della sfera in se= nso retrogrado in circa 25.900 anni. Dovrà pertanto essere riferito ad = un secondo punto della sfera, che sia immobile relativamente al primo, come lo è il punto g rispetto al Sole. Di conseguenza questo riferimento che ci consentir&agrav= e; di codificare il secondo ciclo, non può che essere rappresentato dal p= unto gd. E’ questo il punto di intersezione sulla sfera tra le tracce dei pia= ni dell’Equatore Galattico[iv]= e dell’Eclittica, la cui attuale A.R.[v] è di circa 5h50’ e che si trova quindi a 27°37’ cir= ca nel segno dei Gemelli. A circa 2°21’ di distanza da questo punto= si trova l’intersezione dell’Eclittica con la linea mediana della Galassia. Il punto gd definisce sideralmente l’inizio della costellazione dei Gemelli; inversamente il suo opposto definirà l’inizio della costellazione del Sagittario. I 4 punti Cardinali del ciclo precessionale risultano pertanto definit= i, anche nei suoi massimi e minimi, dall’oscillazione periodica della l= inea dell’Equatore Celeste[vi]= al di sopra e al di sotto del punto gd o del suo opposto. Nella sua posizione intermedia= il punto g coincide con il punto gd e la Terra viene a trovarsi nella posizione equinoziale anche in rapporto alla Galassia. Ogni 13.000 anni circa la lin= ea dell’Equatore Celeste attraversa in senso ascendente o discendente il punto gd, ed in senso inverso il nodo opposto. Risultano così stabiliti due sistemi complementari di misura del tempo , da cui derivano due tipi di an= no, altrettanto rigidamente complementari: l’anno tropico definito da due passaggi del Sole al punto g o nodo ascendente, lungo 365,2416 giorni, e l̵= 7;anno precessionale , definito da due passaggi del p= unto g al nodo discendente dell’Equatore Celeste sull’Equatore Galattico= o punto gd, lungo 25.900 anni tropici.

 

II parte

L’ultimo passagg= io del punto g al nodo discendente avvenne attorno al 4500 a.= C.. Il nodo discendente era in quel periodo situato in corrispondenza della Costellazione dei Gemelli; nodo che ha attualmente completato la sua fase discendente e sta per invertire il suo senso di oscillazione diventando nuovamente ascendente. Esiste un sistema di configurazioni Astronom= iche facile da seguire e sufficientemente preciso da consentire il controllo de= llo spostamento del punto g lungo le Costellazioni zodiacali nel corso dell’Anno Precessionale. Questo sistema è fondato sui seguenti cicli Planetari:

1.&= nbsp;     Il ciclo delle grandi congiunzioni Giove-Saturno, che segna il ritmo dei decani che compongono l’anno precessionale.[vii] Ogni “Grande Anno” risulterà così composto da 36= x36 + 12 congiunzioni; iniziando l’osservazione con la grande congiunzione= nel segno della Vergine si conteranno in un anno “p= recessionale” 10 x 3 transiti della stessa congiunzione nel Segno dei Pesci. Per l’= ;Anno successivo, partendo con la congiunzione nel segno dei Pesci, si conteranno 10x3 transiti della grande congiunzione nel segno della Vergine. Il ciclo Zodiacale della grande congiunzione Giove-Saturno è composto da 43 congiunzioni che percorrono in formazione a triangolo equilatero lo Zodiac= o in 852, secondo lo schema di Keplero.[viii]

2.&= nbsp;     Il ciclo delle congiunzioni Marte-Mercurio = nel segno Vergine-Bilancia oppure Pesci-Ariete; qu= esto ciclo di 79 anni ricalca il ritmo del “passo” siderale lunare = in relazione al “mese” precessionale.= Ogni “ciclo del Grande Mese” risulterà così composto = da 27 congiunzioni cicliche intervallate da un periodo di 79 anni ciascuna. Iniz= iando la serie con la presenza di Venere nel segno della congiunzione, la si chiuderà con il ritorno del pianeta nello stesso segno.

3.&= nbsp;     Il ciclo delle “Dimore” lunari.= Ogni 19 anni ripete la stessa fase nello stesso Segno Zodiacale, ma spostata di= una “Dimora” rispetto ai giorni dell’Anno. In un “mese= precessionale” percorrerà nella stessa = fase 4 volte le 28 dimore. Questo ciclo riconduce in 28x19 anni le fasi lunari ne= lla stessa relazione con i giorni della settimana e con i Segni Zodiacali.[ix]=

4.&= nbsp;     Il “grande ciclo” delle fasi lu= nari con posizione iniziale del Sole in Bilancia od Ariete. Come abbiamo visto al p= unto precedente, ogni 19 anni il Sole e la Luna si ritrovano nello stesso punto dello Zodiaco. Considerando una serie di 14,25x19 anni , si troverà= la Luna spostata di una fase rispetto al Sole, a sua volta retrocesso di 90&d= eg;. Nel corso di un “mese precessionale̶= 1; la Luna e il Sole ripeteranno due volte in senso retrogrado il ciclo delle lo= ro fasi. Così iniziando l’osservazione con il Sole in Bilancia e= Luna in Capricorno, dopo 14,25 cicli, pari a 270,75 anni, troveremo il Sole e la Luna congiunti in Cancro. Dopo altri 14,25 cicli il Sole sarà in Ar= iete e la Luna in Capricorno; il ciclo seguente vedrà il Sole in Caprico= rno e la Luna in Cancro, mentre nell’ultima fase sarà tornato in Bilancia e la Luna in Capricorno. Ripetendo una seconda volta questa serie= di 4 fasi, si totalizzerà un numero di anni pari ad un “mese precessionale”.

La concomitante verifica di questi 4 parametri è sufficiente a consent= ire la sicura determinazione della posizione siderale del punto g e quindi a misurare il tempo del “Anno Precession= ale”. Ritornando al nostro problema del sistema di riferimento, per quanto rigua= rda il terzo ciclo fondamentale, possiamo constatare che la posizione del peri= elio è attualmente a circa 11,5° del segno del Cancro, praticamente congiunto col meridiano che passa su Sirio. Ci troviamo dunque nella stagi= one precessionale corrispondente all’estate per qu= anto riguarda l’emisfero boreale.

Ric= ordo a questo proposito che lo scienziato jugoslavo Milankov= ic, prendendo in considerazione esclusivamente la variazione di insolaz= ione che giunge sulla Terra alle varie latitudini e considerandola in funzione = delle tre variabili rappresentate dai cicli fondamentali di riferimento che abbi= amo illustrato, riuscì a rendere conto, in linea teorica, del fenomeno = delle Glaciazioni e della sua periodicità. Questa teoria, oggi pienamente convalidata, è ormai accettata come la spiegazione più razio= nale e corretta delle cosiddette epoche Glaciali.

Rim= arrebbe qualcosa da aggiungere a proposito della stella Sirio, per tentare di spie= garci il suo importante ruolo nel passato dell’Astronomia-Astrologia. Ci s= ono infatti con Sirio altre 50 stelle circa con una distanza minore di 16 anni= -luce dal Sole. Esse costituiscono un gruppo locale, la cui massa complessiva è di circa 20 volte quella del Sole. Di questo gruppo fanno parte Procione, Altari, e a Centauri. Il sistema di Sirio, con la sua massa di circa 4<5 masse Sola= ri, fa di questa stella la più importante del gruppo, rendendo attuale e credibile l’affermazione della Tradizione Esoterica che indica nel sistema di Sirio il centro attorno a cui graviterebbe questo gruppo di Ste= lle di cui fa parte anche il nostro Sole. La principale direttrice del movimen= to del gruppo seguirebbe all’incirca il percorso della Costellazione Eridanus, nella quale gli Astronomi Egizi videro il = Nilo Celeste.

E c= on quest’ultima notizia credo che il nostro bagaglio culturale sull’argomento dei sistemi di riferimento Astronomici, in relazione all’Astrologia, sia ormai sufficiente per consentirci di chiudere qu= esta parentesi e passare all’esame del più importante , antico e sensazionale documento di questa natura che ci sia pervenuto dal Passato. = La sua interpretazione richiede la concomitanza di una approfondita conoscenza dell’Astronomia nel quadro culturale Astrologico e simbologico dell’Antico Egitto predinastico. Per que= sto motivo abbiamo dovuto far procedere la sua presentazione da una adeguata i= ntroduzione dei principi fondamentali da cui trae origine e giustificazione. Infatti, = soltanto attraverso questo documento è possibile ottenere le informazioni necessarie a stabilire la reale natura ed estensione delle conoscenze Astronomiche-Astrologiche nel Passato dell’Umanità, dedurre la configurazione e quindi la data corr= etta a cui esso si riferisce e, di conseguenza, ottenere un indizio sulla vera sorgente di origine di queste conoscenze.

Il = documento a cui mi riferisco è costituito dal pannello Astronomico che ricopr= iva la piccola Cappella dei Misteri, sul tetto del Tempio di Hathor a Denderah, in Egitto. Il reperto, che oggi si= trova al Louvre, universalmente noto come “Zod= iaco di Denderah”, è stato ricavato forse= nel 1790 a.C., da un originale molto più antico e probabilmente deteriorato. Si tratta di un eccezionale documento, in quanto riproduce il cielo boreale come esso si presentava, visto dall’inter= no, ad un determinato momento del Passato; inoltre esso è talmente ricc= o di informazioni da consentirci di dedurre la data precisa dell’evento commemorato nonché lo sfondo Cosmogonico in cui trova rilievo. Diciamo subito che nella rappresentazione del cielo si ritrovano gli elementi di una geometria che oggi verrebbe definita di avanguardia, con gli oggetti celesti, i riferimenti del sistema, ed i comp= uti matematici espressi o riassunti esclusivamente per mezzo di ideogrammi geroglifici. Astronomia ed Astrologia risultano pertanto ancora inscindibilmente connesse.

Il = disco che raffigura la proiezione della sfera celeste è sorretto da 12 figure= ; le 4 in corrispondenza dei Segni fis= si rappresentano l’evoluzione dell’Iside Cosmica nella personificazione del quaternario alchemico della trasmutazione, cioè= ; le 4 divinità tutelari dell’apparato Canopi= co. Le altre 8, disposte a coppie con la mano che s’incrocia sui 4 punti cardinali del ciclo solare, sono tutte personificate da Horus, figlio unigenito di Iside. Questo simbolismo chiaramente metafisico è rivelatore e di una enorme importanza. Inf= atti le 4 figure femminili sono in posizione eretta e contrapposta, i loro piedi corrispondono agli spigoli di un quadrato. Le 4 coppie raffiguranti Horus sono ripiegate invece sulle ginocchia e vengono così a corrispondere ai 4 lati del quadrato. Le braccia arcuate di = tutte le figure sorreggono la cupola del cielo, dividendo il disco in 12 parti. L’evoluzione della forma passa dall’uno al 4, dal 4 all’= otto e raggiunge la stabilità nel 12. In altri termini, la geometria della manifestazi= one evolve necessariamente dal quadrato al cerchio. Il dinamismo che presiede a questa trasformazione è contenuto ed espresso nella posizione verti= cale delle 4 figure femminili che rappresentano i 4 elementi della croce alchem= ica. La loro interazione conduce alla trasmutazione dell’unità esi= stenziale interiore indifferenziata nella molteplicità della manifestazione sensoriale esteriore e viceversa. E’ lo stesso processo raffigurato = nelle linee dello schema oroscopico antico, formate = da tre quadrati inseriti uno nell’altro e ruotati di 45° uno rispetto all’altro. In altra chiave questa stessa combinazione ci viene ripro= posta dall’enigma della Sfinge e dal simbolismo ‘canopico’ nel rito della mummificazione.

In = effetti i 12 punti ‘armonici’ del dinamismo circolare o ciclico si svilu= ppano dal quadrato tramite un processo di ‘transposiz= ioni’, che passa attraverso otto livelli dimensionali diversi[x].= In questo processo, il tempo e lo spazio si concretizzano nella manifestazione come progressivi stati di consapevolezza dell’essere. E’ l’antichissimo,  enigma= tico problema aritmetico della quadratura del circolo, che questo Zodiaco ci ripropone in chiave Astrologica. La realizzazione in forma scientifica del concetto di complementarietà Uomo-Universo attraverso la pluridimensionalità applicata al periodo, pu&= ograve; condurre l’Uomo ad un progresso nella conoscenza del mondo, superior= e di gran lunga a quello provocato dalla scoperta della sfericità della Terra. Su questo argomento ho presentato una relazione al Congresso Mondia= le delle Organizzazioni Astrologiche, in quanto in esso si trova anche la giustificazione e la spiegazione razionale del fenomeno Astrologico.<= /o:p>

Tor= nando dunque all’esame del nostro singolarissimo reperto Astrologico, esamineremo ora il disco centrale che contiene la vera e propria illustraz= ione del cielo Astronomico. Sul bordo esterno sono rappresentate le 27 Costella= zioni o “dimore” lunari; l’ingresso delle “Costellazioni” del Toro e del Cancro sono indicati come luogo= di Dominazione o “trono” lunare. In corrispondenza di Sirio si tr= ova l’indicazione che la Luna nuova ha compiuto nel segno del Toro e nel giorno di Hathor 4 levate eliache con la stella, totalizzando quindi 4 volte il giro delle dimore.[xi]=

Nel= l’Antico Egitto questo ciclo costituiva il più peculiare dei Misteri di Hathor, quello delle 4 fasi delle 7 Grandi Hathor, trasformatesi nella filosofia Caldea nei 7 giorni della settimana.

La = Luna facilmente identificabile dalle 8 figure rappresentate all’interno d= el disco, si trova nella “Costellazione” Ariete, corrispondente al segno tropico Acquario. Le 2 serie di 4 figure all’interno del disco corrispondono alle 8 fasi della doppia Luna del mese = precessionale, e confermano che con l’aspetto Sole-Bilancia, Luna-Capricorno sono s= tati totalizzati per ognuna delle 8 fasi 14,25 cicli di 19 anni. La posizione d= ella Luna nell’ultima “dimora” conferma quanto abbiamo detto a proposito dei 4 giri completi delle “dimore” stesse[xii].

App= ena oltre il cerchio delle Costellazioni o “dimore” Lunari, sono raffigu= rati i principali gruppi di stelle della fascia equatoriale: l’Aquila, ne= lla quale gli Egizi vedevano ancora un Leone, Ofiuco-Scor= pione raffigurati da Sekhmet assisa su Antares, aLibra e aVirginis che seguono il bue sacro, le stelle del Leo= ne, raffigurate da Horus incoronato ed assiso su d= i una colonna, i Gemelli. L’Eclittica è definita per mezzo dei 12 S= egni Zodiacali, più o meno uguali a quelli consueti alla Tradizione Astrologica. Il polo dell’Eclittica si trova fra le mammelle della d= ea Taurt, raffigurata con la forma di ippopotamo, nella= parte inferiore, a quella che sarebbe in seguito diventata la Costellazione del Drago. L’Asse polare della sfera celeste è invece indicato da= lla verga a forma di aratro che la stessa dea regge con la destra. Il P= olo si trova nei pressi della stella attualmente classificata “iDraconis”, situato tra la mano di Taurt e l’ultima stella all’estremità del timone del carro dell’Orsa. L’Asse degli equinozi si trova tra le stelle delle Costellazioni Sagittario-Gemelli. L’Eclittica è a forma di cu= ore e può essere schematizzata per mezzo di due segmenti simmetrici di spirale logaritmica. Questa linea è peculiare nelle trasposizioni dimensionali, e conferma quanto abbiamo constatato in precedenza: gli Astr= onomi Egizi conoscevano perfettamente che il quadrinomio sp= azio-tempo-energia-osservatore manifestava l’interdipendenza o complementarietà dei termini soltanto nel quadro metafisico derivante da un sistema di riferimento auto= nomo, chiuso attraverso otto livelli dimensionali. Il Segno del Cancro è pertanto disposto al di sopra delle stelle appartenenti alla Costellazione oggi definita della Vergine, mentre il Capricorno si trova <= i>al di sotto delle stelle classificate nella Costellazione dei Pesci. La posizione dell’Eclittica in relazione alle stelle fisse si trova ava= nzata di 90° rispetto all’attuale.

Una= prima constatazione è che non esiste un’apparente relazione di tipo Astrologico tra le raffigurazioni ideografiche dei gruppi di stelle e gli ideogrammi che definiscono i 12 settori dell’Eclittica. Questa relaz= ione sembra invece trasparire nel giro delle “costellazioni lunari”= e delle stelle relative. Infatti l’oca che cammina davanti al toro, l’oca sul piedistallo che chiude la “dimora” lunare del Cancro, l’oca che cammina vicino al piede del cacciatore di coccodri= lli che raffigura le stelle del gruppo del Cancro, sono precise indicazioni de= lla relazione di particolare affinità che le connette con la Luna.=

La = linea dell’Orizzonte Orientale interseca il Segno tropico del Toro, al ter= mine della Costellazione lunare del Cancro, e passa nei pressi di due stelle importanti, quasi certamente Sirio e Regulus.[xiii]

Que= sta informazione ci consente anche di verificare la data delle configurazioni,= che stabiliremo in seguito, sulla scorta delle informazioni che le posizioni planetarie esprimono. La Luna è nei pressi del meridiano superiore = che si trova nel Segno Tropico dell’Aquario.= Lo sguardo delle 4 figure erette,che rappresentano la quadruplicità dei segni fissi, è chiaramente rivolto verso i rispettivi geroglifici c= he indicano l’Oriente, il M.C., l’Occ= idente ed il meridiano inferiore. Dalla posizione relativa della direzione dello sguardo di ognuna di queste 4 figure, sembra fondata l’ipotesi che la località di osservazione sia stata nel luogo dove fu eretto il temp= io di Denderah.

Per= quanto riguarda i pianeti, si ha le seguente distribuzione:

= Marte e Mercurio sono disposti ai fianchi del Leone che divenne in seguit= o la Costellazione dell’Aquila. Marte, che si trova tra i Segni della Ver= gine e della Bilancia, è rappresentato col geroglifico affine a quello d= ella 13a lama del Tarocco. Mercurio, in Bilancia, è raffigura= to dal suo geroglifico astronomico del Babbuino incoronato, come nella 10 a lama, relativa ad Hermanubis. Un cartiglio quadrato,= alla estremità delle zampe anteriori del Leone, lascia intendere che si tratta del perfezionamento di una serie di congiunzioni cicliche.

= Venere si trova in Bilancia, molto vicina al Sole e pertanto raffigurata come Horus con la barca rivolta verso il Sole.=

= Giove e Saturno, indicati con il solo simbolo Astronomico, sono nel Seg= no dei Pesci; il particolare ideogramma è racchiuso da un cerchio, com= e nel caso del Sole. Il consueto cartiglio quadrato posto fra i due Pesci lascia, anche in questo caso, intendere che si tratta del perfezionamento di una s= erie di congiunzioni cicliche. La raffigurazione cerchiata o solare di questi d= ue Pianeti conferisce a questa serie un risalto del tutto eccezionale. Si leg= ge infatti nei geroglifici, che il Sole era tornato tre volte in Bilancia al = nodo ascendente nella situazione illustrata dal cielo di D= enderah. E’ chiaro che il riferimento al nodo ascendente riguarda il punto ge= mello del gd, cioè il nodo ascendente tra la linea dell’Equatore e il pi= ano della Galassia.

Alt= rettanto chiaro è il riferimento alla terna di condizioni che accompagna que= sto ritorno solare: si tratta del perfezionamento dell’ultima serie di transiti della congiunzione Saturno-Giove[xiv] nel segno dei Pesci che chiudono il “Grande Anno” precessionale. La conferma dell’identità della terna è fornita dalla concomitante verifica dei parametri relativi al “Grande Mese” = precessionale.

-&n= bsp;        la serie delle 27 congiunzioni Marte-Mercurio in <= span class=3DSpellE>Vergine-Bilancia, aperta e chiusa dalla presenza di = Venere.

-&n= bsp;        Le 8 fasi “retrograde” della doppia Lu= ne del “Grande Mese”

-&n= bsp;        Le 4 levate eliache di= Sirio con la Luna in Ariete nell’ultima “Costellazione”, confe= rmano il perfezionamento del 4° giro delle 28 “dimore” che compo= ngono l’Anno Solare rapportandolo alle 27 costellazioni siderali.

Que= ste informazioni sono sufficienti a consentirci di stabilire una data ed una fisionomia precisa per l’evento Astronomico codificato nel cosiddetto Zodiaco di Denderah. Una prima constatazione &= egrave; che esso non rappresenta propriamente un oroscopo ma bensì una registrazione di dati per una verifica di parametri la cui natura è essenzialmente Astronomica. Il suo proposito si informa ad una motivazione implicita in quasi tutti i monumenti dell’Antico Egitto: l’osc= ura determinazione di lasciare nel tempo una testimonianza nel tempo una testimonianza del patrimonio di conoscenze su cui venne edificata la civiltà Egizia. Per questo motivo lo zodiaco di Denderah venne ricopiato e ricostruito un paio di volte insieme al Tempio omonimo. = Per quanto riguarda l’Astrologia, possiamo dire che il documento di Denderah è la testimonianza diretta di una fo= rma Astrologica di già molto lontana da quella tradizionale a noi famil= iare; forma attraverso la quale si comincia ad intravedere la sorgente di origin= e da cui l’Astrologia si sviluppò. Infatti il simbolismo che circo= nda la rappresentazione Astronomica può già essere considerato l’espressione di una conoscenza Metafisica in cui Astrologia ed Astronomia si dissolvono in una unica visione esistenziale. In ques= ta concezione l’uomo e l’Universo risultano ancora legati da un diretto rapporto di complementarietà; rapporto espresso dall’implicita condizione che nulla può accadere all’un= o che non si riflette in qualche modo nell’altro.

Per= quanto riguarda la data dell’evento commemorato a Dend= erah, il calcolo non presenta molte difficoltà. Sappiamo infatti che il S= ole si trovava in Bilancia, al terzo transito della congiunzione Giove-Saturno= nel segno dei Pesci. Conoscendo che il prossimo transito in Pesci della congiunzione inizierà nel 2318, che il ciclo Zodiacale delle 43 congiunzioni è di 852 anni, che il cielo di De= nderah si riferisce a circa 6500 anni or sono, avremo:

231= 8-(8 x 852) =3D -4= 998,

cor= rispondente all’autunno dell’anno 2020 a  28° del Capricorno. Dopodich&= eacute; la congiunzione passerà nel 2040 nella triplicità d’Ar= ia Bilancia-Gemelli-Acquario,e vi resterà fino a= l 2318, quando entrerà nella triplicità d’Acqua Scorpione-Cancro-Pesci. L’evento , di cui il documento di Denderah rappresenta la registrazione commemorativa, era dunque il termine di un ci= clo precessionale, o “Grande Anno”, composto= da 25.900 Anni Tropici. Si verificava così una configurazione Astronom= ica di un’importanza tale da costituire il punto di riferimento di una nuova Era: la congiunzione del punto g con il punto<= span style=3D'font-family:Symbol;mso-ascii-font-family:"Times New Roman";mso-ha= nsi-font-family: "Times New Roman";mso-char-type:symbol;mso-symbol-font-family:Symbol'>gd che il documento di Denderah ci conduce ad identif= icare con il nodotra l’Equatore e la linea med= iana della Galassia.

Abb= iamo una conferma indiretta di queste conclusioni proprio nella storia del Calendar= io. Sappiamo infatti che nel 4242 a<= /st1:metricconverter>.C. furono perfezionati il controllo e la rettifica del Calendario Egizio; perfezionamento che fece di esso un sofisticato, invariabile ed ineguaglia= to strumento per la misura del Tempo. Dobbiamo riconoscere  - cito le parole dello scienziato= A. Pochan, la netta inferiorità del nostro siste= ma di fronte alla competenza degli Astronomi Egizi. Infatti, più di 7000 = anni fa, essi avevano già saputo riconoscere e distinguere, a proposito = della durata del tempo, due distinti problemi: quello della sua misura e quello = della sua concordanza con le stagioni, problemi dovuti al fatto che l’Anno Tropico risulta incommensurabile con il giorno solare.

L&#= 8217;Anno Egizio di 365 giorni, diviso in 12 mesi o 28 dimore, compie un giro dello Zodiaco ogni 1511,345 anni. In altre parole, durante questo periodo i segni zodiacali percorrono in senso diretto tutti i mesi dell’anno. Di conseguenza la levata eliaca di Sirio ritarda = di un giorno ogni 4,137931 anni.

In 1511,345:28 anni la “levata eliaca”= ; si sarà spostata di un “dimora”. Quando la stessa “levata” avrà percorso 40 dimore, cioè 10:7 del ciclo, sarà trascorso un intero “Grande Mese” precessionale di 2159 anni ed il punto g si sarà spostato di 30° in senso retrogrado attraverso i gruppi di stelle della cintura zodiacale. Nello Zodiaco di Dend= erah, si può osservare ancora in qualche caso questo conteggio di circa 13 levate per dimora; il tempo e le ricostruzioni hanno purtroppo reso irriconoscibili, in molti punti, le registrazioni ed anche le relative “dimore”[xv]= .

Ma ciò che, a nostro parere, conferma in modo indiretto ma inequivocab= ile il riferimento al “Grande Anno” precessio= nale contenuto nelle configurazioni codificate nel documento di Denderah , è l’orientamento del Tempio stesso. Infatti il suo asse = è rivolto verso il punto dell’orizzonte[xvi] da cui sorge costantemente l’unico punto del cielo che non si sposta du= rante il ciclo precessionale: il Polo dell’Ecl= ettica, posto tra le mitiche mammelle della dea Taurt.=

Con= siderando globalmente questa serie di fatti, che isolatamente non rappresentano che = degli indizi, siamo portati a concludere che le conoscenze metafisiche dell’Antico Egitto siano state più avanzate di quelle raggiun= te finora dalla nostra civiltà.

Le = ipotesi presentate nella prima parte di questo capitolo, che vedono nell’Astrologia un tentativo di codificazione del Tempo con scopi revisionali, iniziato circa 5000 anni fa, non reggono il confronto con il = quadro ambientale che lo zodiaco di Denderah costring= e ad ipotizzare.

D&#= 8217;altro canto non si può neppure pensare che una Civiltà – sia= pure mirabile come lo è stata quella che si sviluppò su di un arc= o di 6000 anni nell’Antico Egitto – sia giunta da sola ed ai suoi i= nizi ad evolvere e codificare un così sofisticato sistema di riferimento= . Non bisogna infatti dimenticare che questo sistema involv= e parametri temporali di 26.000 anni, e lascia trasparire con sufficiente chiarezza uno sfondo metafisico caratterizzato da una concezione pluridimensionale ma unitaria della Realtà. Appare altrettanto evid= ente che il cielo di Denderah non si riferisce ad un oroscopo nel senso in cui oggi questo termine viene inteso, ma –come abbiamo già visto – alla codificazione di  un Grande Evento Astronomico attr= averso il controllo e la verifica dei suoi parametri spazio-temporali.=

Il = risvolto Astrologico, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, lo si ritrova anch= e in quel Sole in Bilancia al Nodo Ascendente (nodo tra gli Equatori Cel= este e Galattico) e nell’importanza attribuita all’evento Astronomi= co che apre e caratterizza un’epoca estendentesi sull’arco di un quadrante comprendente circa 6500 anni.

Ma ciò che più di ogni altro fatto ci dimostra come l’Astrologia fosse naturalmente ed indissolubilmente implicita nell’Astronomia, sono gli ideogrammi ed i simboli che contengono anc= he – e magistralmente esprimono – la componente psichica fissata = nel cielo di Denderah. Meditando su questa rappresentazione e realizzando il significato che questi ideogrammi convogliano, si riesce a percepire e cogliere il momento magico dell’attesa delle configurazioni celesti, il loro inarrestabile movimento, il possente determinismo che la loro certezza coinvolge ed il conseguente senso di fusione dell’osservatore con l’Universo c= he lo circonda e lo esprime. La Terra al suo centro appare in questa realizzazio= ne come frutto celeste e Madre comune, nel cui grembo, fecondato dal Sole e regolato dalla Luna, ogni forma di vita è contenuta, espressa e alla fine riaccolta. E’ questo il significato più profondo racchiu= so nell’ideogramma Geb-Nut e nella leggenda= Iside-Osiride, significato che ci consente di realiz= zare appieno questo senso di determinismo cosmico. L’Astrologia e l’Astronomia nella loro antagonistica forma odierna sono il risultat= o di una mutilazione operata in chiave individualistica, incapaci di riallaccia= rsi da sole alla concezione di cui erano membra comuni.

Ci&= ograve; che abbiamo potuto constatare nel corso di questa indagine, ci autorizza ad esprimere una definitiva conclusione circa il problema della loro origine:= le conoscenze degli Egizi in questo campo non possono che rappresentare un retaggio Gnostico proveniente da una civiltà a monte. Questa civiltà, vista alla luce delle conoscenze che lo Zodiaco di Denderah ancora chiaramente denuncia, deve necess= ariamente essere stata altamente evoluta e sofisticata. Sfortunatamente non ha lasciato dietro di sé alcuna traccia materiale, al di là dell’indizio indiretto rappresentato dal bagaglio culturale parzialm= ente trasmesso alla Civiltà Egizia; o perché troppo lontana nel t= empo, od a causa della sua integrale distruzione.

[1]  I più antichi oroscopi genetliaci sono risultati 6 oroscopi Babilones= i, il più vecchio è datato 29 aprile 410 a.C.

Il più antico oroscopo greco è per l’incoronazione di Ant= ioco I di Commagene del 7 lugli= o 62 a.C.

Uno dei più antichi Oroscopi Astronomici è quello relativo all’inaugurazione dell’Era Sothiaca, stabilito per il 16 luglio 2767 a.C. a Elaiopoli, Egitto.

[1] P.L.Brown, Il Libr= o delle Stelle, Mursia ed.

[1] L’autore si riferisce qui agli glifi zodiacali e a tutte le rappresentazione iconografiche dei 12 segni, stratificate nel tempo e nelle varie culture. La Cina ci trasmette ancora direttamente un sistema simile, “a codici”, attraverso il suo antichissimo sistema di scrittura per ideogrammi, fondato sugli otto trigr= ammi fondamentali delle direzioni (Pa Kua). (N.d.R..)

[1]Il Sole e il suo sistema (detto appunto sistema solare) costituiscono un’unità nella Galassia della Via Latte= a, che si muove attorno ad un centro che si troverebbe a circa 0° Caprico= rno, se visto geocentricamente dalla Terra. La sfera galattica è dunque una sfera attorno al cui centro ruota tutta la Galassia della Via Lattea e l’Equatore Galattico il cerchio massimo = della sfera galattica.(N.d.R.)

[1] A.R.=3D = Ascensione Retta. Distanza temporale del movimento di un punto sull’Equatore Ce= leste misurata a partire dall’Ora Zero del Meridiano fondamentale di Greenwich verso est.(Nd.R.)

[1]La sfera celeste è la sfera che si ottie= ne prolungando all’infinito l’asse e il raggio terrestre in modo da contenere tutti i pianeti e le stelle(N.d.R.)

[1] Si tratta delle congiunzioni che si verificano mediamente ogni 19,80 anni nei segni di uno stesso elemento (acqua, terra, fuoco, aria) e che percorrono l’elemento secondo uno schema triangol= are ruotante, in circa 280 anni.

[1] Ciò che stabiliva inequivocabilmente il termine o l’inizio del ciclo era infatti la stretta congiunzione nod= ale, essendo i nodi dell’orbita di Giove e quella di Saturno contigui l’uno all’altro, pressoché congiunti.=

[1] Ovviamente si tratta di uno spostamento ideale= , non reale, come quello considerato nelle direzioni.

[1] Il Pa Kua (vedi nota 3) li  riproduce disponendo gli Otto Trigrammi attraverso la Sequenza del = Cielo Posteriore (N.d.R.).

[1] Ricordiamo che 3 dimore comprendono 4 decani d= i 40’<= /st1:metricconverter> ascensionali. Il cerchio equatoriale comprende complessivamente 27 dimore di 13°20’, pari a 36 decani, e corrispondenti alle 27 “costellazioni” dell’Astrologia indù. Riguardo alle antichissime relazioni fra Egitto ed India vede= re il cap. 93 del volume di J.Bachofen “Il Matriarcato”.

[1] Per la retrogradazione dei segni la 28a <= /sup>“dimora ideale” corrisponde sempre alla 1a “Costellazione&#= 8221; nell’Ariete.

[1] In effetti l’Ascendente si trova tra il = segno del Toro e quello dei Gemelli, ed, alla latitudine di Denderah, sembra indicare il luogo della levata eliaca di Sirio.

[1] Precisiamo che si tratta della congiunzione st= retta o nodale, trovandosi i due nodi  in quegli stessi Segni Zodiacali.

[1] Se si considera l’anno ricavato dal ciel= o di Denderah come quello della coincidenza fra mesi e se= gni zodiacali si avrà:

-4498+1511,345+[4,1379 x (1511,345:28)] =3D -2763

 

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