|
|
Introduzione All'ordine Martinista Nebo S:::I:::I
|
|
![]()
L’Ordine Martinista è l’espressione degli insegnamenti di Martinez de Pasqually, di L. C. de Saint Martin e dei suoi Maestri, di Papus, di Stanislao de Guaita e dei loro ispiratori tutti rifacentisi a quell’occultismo occidentale che affonda le sue radici nella tradizione egizio-atlantidea e che è permeato dalla saggezza esoterica proveniente da canali diversi, segnalatamente dal canale gnostico-cristiano e kabbalistico. La essenza di questi insegnamenti, contenuti in ponderose opere scritte, viene trasmessa mediante una semplice cerimonia di iniziazione rituale. Aperto agli uomini come alle donne, il Martinismo è un raggruppamento iniziatico che possiede:
una dottrina filosofica e mistica, un metodo di lavoro individuale e di gruppo, una linea di ispirazione sulla quale i membri debbono operare secondo le proprie possibilità individuali.
Gli scopi principali che
l’Ordine propone ai suoi membri sono essenzialmente due:
1. — la riconciliazione e la reintegrazione individuale,
2. — la reintegrazione universale.
Il Martinista approfondirà in seguito questi scopi non fermandosi alla lettera,
ma penetrando dietro la significazione nascosta dall’antropomorfismo utilizzato
dai Maestri per enunciarli. I mezzi che offre per il raggiungimento di questi
scopi sono individuali e collettivi, il Martinista cioè viene posto in grado di
compiere sia individualmente, sia in comunione con gli altri membri dell’Ordine,
il lavoro di reintegrazione. Scolasticamente — e quindi non iniziaticamente —
possiamo, su tale assunto, costruire il seguente schema:
1. Lavoro individuale.
a) Scoperta della vera natura e del vero essere dell’uomo.
b) Lavoro di liberazione delle scorie che imprigionano l’uomo qui «in basso»,
lavoro di ordine interiore ed «operativo».
c) Contribuzione personale alla reintegrazione universale mediante la
partecipazione alle operazioni
2. Lavoro Collettivo realizzantesi mediante la partecipazione attiva al lavoro
di catena avente come effetti:
d) L’intercambio energetico tra gli anelli della catena.
e) L’utilizzazione delle energie singole simpaticamente agenti per il
potenziamento della catena e per le operazioni di purificazione dell’aura
terrestre.
Riti giornalieri, mensili, equinoziali.
Tale schema che si fonda su convincimenti personali, indipendentemente dalle
Scuole, trova la sua giustificazione nello studio e nella applicazione pratica
degli insegnamenti esistenti nella letteratura di ispirazione martinista.
Sommariamente possiamo approfondire quanto esposto nello schema sacrificando
alla chiarezza (e quindi peccando di leggerezza) l’interiore profondità degli
insegnamenti dei Maestri Passati e di quelli viventi qui «in basso».
a) L’uomo, per L. C. de S. Martin, è la somma di tutti i problemi. È lui stesso
un problema, l’enigma degli enigmi. Non si può comprendere l’uomo per mezzo
della natura, ma la natura per mezzo dell’uomo. Louis-Claude de Saint Martin
invita l’uomo a considerare se stesso e ad analizzare la realtà che avrà
scoperto in tal modo. Così l’uomo scoprirà il suo vero rango e percepirà
l’armonia del mondo secondo il famoso adagio di Delfo. «Conosci te stesso e
conoscerai l’Universo e gli Dei!». L’uomo, malgrado la sua «degradazione» porta
sempre con sé evidenti i segni della sua origine divina. Incatenato sulla terra
come Promoteo, esiliato dal suo regno, quale fine si potrà proporre se non
quella della reintegrazione
b) Una volta conosciuta la sua vera natura egli non aspirerà che alla
liberazione dalla prigione e dopo aver indagato sui mezzi a sua disposizione,
inizierà quel lavoro di decondizionamento, di decantazione e di purificazione
che lo condurrà, dopo aver realizzato il noto quadruplice motto: osare, tacere,
sapere, volere, ad operare quella trasmutazione di alchimia spirituale avente
come fine la strutturazione di un tipo d’uomo differente dalla umanità media,
certamente ad essa superiore per evoluzione e per possibilità, «riconciliato e
reintegrato nelle sue primitive» qualità e potenza. Indipendentemente dalle
«tecniche» usate dall’iniziato egli potrà agire anche «operativamente». Tale
lavoro che comporta la messa in azione di operazioni che, seguendo gli schemi
tradizionali (purificazioni, regime alimentare, preghiera magicamente intesa,
allestimento di un luogo operatorio, ecc...) e particolari rituali
(segnalatamente martinezisti) apporta all’operatore che ha un cuore puro ed una
fede sincera degli effetti sensibili consistenti in genere in una visione
diretta di lampi e di glifi (i «passi») che rappresentano dei segnali sul
cammino della reintegrazione e che confermano la validità del lavoro e la sua
progressione.
c) Il contributo alle operazioni per la purificazione dell’aura terrestre
avviene mediante la partecipazione attiva (come «operatore») a queste.
d) La catena martinista permette che si stabilisca un intercambio energetico tra
fratello e fratello, tra fratello ed eggregore. Per suo mezzo si creano inoltre
quelle energie che saranno utilizzate per gli scopi generali dell’Ordine.
e) L’atmosfera astrale del nostro globo è infestata:
1. dai pensieri negativi emessi dagli uomini;
2. dalle forze negative di esseri non corporei (sono queste forze che generano i
mali dell’umanità e si frappongono alla sua rapida ascesa evolutiva: guerre, odi
razziali, religiosi, sociali, di caste, di collettività, desideri egoistici, ecc
Soltanto le operazioni teurgiche, veri e propri esorcismi, sono in grado di
combattere questa negatività con successo. Operazioni teurgiche collettivamente
eseguite hanno una forza che aumenta in senso geometrico in rapporto al numero
degli operatori e, spostando anche di poco la polarità dell’ambiente «astrale»,
contribuiscono alla grande opera della reintegrazione universale. La catena
martinista può naturalmente dedicare le sue energie positive a combattere la
negatività su tutti i piani, particolare attenzione viene posta anche alle
operazioni di «guarigione». Questa introduzione sugli scopi e sui mezzi atti a
conseguire tali scopi è certamente carente, ma il completamento di questo schema
volutamente semplice, è compito del Fratello che intraprende l’ascesa,
attraverso la comprensione degli insegnamenti successivi e soprattutto
attraverso la pratica indispensabile per qualsiasi progresso. Infatti non
dobbiamo sottacere una Verità fondamentale, senza la quale la comprensione
effettiva del Martinismo sarebbe desolatamente tradita e la verità è questa: nel
Martinismo si pone come scopo fondamentale ed irrinunciabile la reintegrazione
per ottenere la quale si deve giungere alla pratica trasmutatoria che in termini
più correnti e comprensibili è alchimia. Alla trasmutazione si giunge attraverso
la pratica (e mai attraverso la pura teorizzazione) anche fideistica, la quale
mediante l’intervento dell’Eggregoro di catena permette che il «piccolo arcano»
di per sé ineffabile venga intuito dall’adepto o rivelato. Il possesso del
piccolo arcano naturale permette l’avviamento all’ulteriore fase di lavoro.
Senza questa intuizione o rivelazione non v’è possibilità di progresso in quanto
nessun essere vivente, nessun istruttore, può spiegare chiaramente il segreto. È
solo l’appartenenza all’Ordine, l’applicazione della «regola» e la pratica
costante che aprono queste possibilità. E’ quindi risibile qualsiasi
organizzazione che si definisca iniziatica (indipendentemente dalla
denominazione ch’essa assuma) senza il possesso effettivo degli Arcani e di un
Collegio Operativo in grado di trasmettere ai chiamati le istruzioni relative al
piccolo ed al grande magistero. Perciò ricordiamo ancora un passo del De Guaita
che è da meditare profondamente: «Noi ti abbiamo “cominciato”: il ruolo degli
Iniziatori deve fermarsi qui. Se tu perverrai da te stesso all’intelligenza
degli Arcani, tu meriterai il titolo di Adepto; ma sappi bene ciò: è invano che
il più sapiente dei Maestri ti riveli le supreme formule della scienza e del
sapere magico; la Verità Occulta non si può trasmettere con un discorso:
ciascuno deve evocarla, crearla e svilupparla in sé. Tu sei Iniziato: sei uno
che gli altri hanno messo sulla Via; sforzati di divenire Adepto; uno cioè che
ha conquistato la scienza da se stesso, o, in altri termini, il Figlio delle sue
opere».