L'Individuo

Martino Mora

 

L’uomo moderno, l’individuo,  concepisce se stesso come primo. Non c’è nulla che debba precederlo. Né l’auctoritas, né le comunità alle quali appartiene. Né l’autorità trascendente, di tipo religioso, né la potestas monarchica. E questo è un paradosso, perché proprio la potestas dello Stato moderno, burocratico ed accentrato, voluto dai sovrani, ha creato l’individuo, distruggendo i corpi intermedi, congiuntamente all’opera del mercato. Più lo Stato e il mercato si sono affermati, più le comunità naturali sono retrocesse  e si sono indebolite.

La prima autorità che l’uomo moderno  ha messo in discussione, da Lutero in poi, è quella della Chiesa,  ma del resto le grandi rivoluzioni (Inghilterra, America, Francia) hanno fatto lo stesso con l’autorità dei monarchi. E’ bene sottolineare, naturalmente, che questo rifiuto dell’auctoritas non è il rifiuto generale del Potere.  L’uomo moderno (che non è altro che un individuo, slegato dalle sue appartenenze) gradisce avere l’impressione di essere libero, sempre più libero, ma non pretende veramente di esserlo.  Come infatti ha notato Christopher Lasch, più il concetto di autorità è rifiutato, più si rafforzano i poteri anonimi e impersonali (la burocrazia, la tecnocrazia, il mercato, i mass media) che dominano l’uomo  in maniera più o meno discreta, lasciandogli la sensazione di essere sempre più libero, mentre lo imprigionano nella weberiana “gabbia d’acciaio”.

L’individualismo è dunque inseparabile dall’antropocentrismo, perché  l’uomo moderno che nega per prima cosa l’auctoritas della Chiesa,  per poi negare anche l’esistenza di Dio, si autosacralizza, sostituisce se stesso all’ Assoluto.  Non sopporta niente e  nessuno che lo trascenda.

Oltre all’auctoritas, l’individuo nega le comunità che lo precedono, in quanto appartenenza originaria, legame costitutivo del suo essere. Per gli antichi e gli uomini del Medioevo la comunità precede l’individuo. Al contrario, per i moderni l’individuo precede la comunità di cui fa parte. Anche qui viene messa in discussione sia l’appartenenza ad una comunità religiosa (la Chiesa), sia quella ad una comunità civile (il villaggio, il cantone, la regione di appartenenza).  Poco importa se questo avvenga in nome di grandi entità astratte (i regni, le nazioni) o in nome di un cosmopolitismo senza radici.

L’esaltazione giacobina, romantica, risorgimentale, poi fascista e nazionalsocialista della nazione non deve ingannare. Dietro alla nazione c’è l’individuo astratto che ripudia in parte o del tutto le patrie carnali, cioè le patrie naturali. “La nostra patria? I nostri altari e le nostre tombe”, diceva il vandeano Charette contro l’astrazione nazionalista dei rivoluzionari.

Il passo successivo sarà quello della cosmopolis sognata dagli illuministi, dai finanzieri e dai socialisti. Il comunismo con la sua utopia mondiale  di un mondo senza classi, Stati e confini è stato  solo una delle  figure della Città universale, della nuova torre di Babele, che oggi il mondialismo  degli adepti del  Nuovo ordine mondiale, finanziario ed americanocentrico, sembra voler imporre su tutte le diversità e le particolarità.

Ed è da notare come in un'altra grande forza mondialista, la massoneria, le due figure dello Stato nazionale e della Repubblica universale si siano spesso sovrapposte. Trovavano spazio persino nel pensiero dell’ultra-nazionalista Mazzini, in cui si univano il mito della nazione astratta e l’altro sogno inquietante della Repubblica universale.

Inoltre l’uomo moderno, cioè l’individuo-atomo che tale si concepisce, è egualitario. Si concepisce come un atomo in un oceano di atomi, che essendo atomi sono anche del tutto simili. E’ proprio perché si concepisce come un atomo, e non accetta l’auctoritas che lo trascende e la comunità che lo precede, che diventa uguale  a tutti gli altri.

Naturalmente questa è solo la dimensione ideologica del problema. Perché questa atomizzazione, questa riduzione dell’uomo a isola, a Robinson (pensiamo al pensiero di Cartesio, di Hobbes e di Locke), questa desocializzazione del soggetto, viene lentamente e concretamente realizzata dall’opera congiunta dello Stato accentratore e burocratizzato , distruttore di legami e corpi intermedi, e dal mercato, che logora il legame sociale sostituendolo con lo scambio impersonale e il primato del denaro,imprigionando i suoi attori in un materialismo pratico che è il primo motore di ogni scristianizzazione.

I liberali hanno spesso sostenuto di incarnare il “partito della libertà”, in contrapposizione a quello dell’uguaglianza (incarnato dai socialisti). In realtà nel liberalismo è già contenuta l’idea di uguaglianza, come testimonia il cuore stesso pulsante del liberalismo, cioè l’ideologia dei diritti umani. I diritti dell’uomo sottintendono un’uguaglianza astratta (vale a dire “l’egualitarismo”) tra individui estranei, autosufficienti e privi di legame sociale, appartenenze e  relazioni costitutive. Si tratta di un’uguaglianza astratta, non solo perché  l’uguaglianza davanti alla legge resta lettera morta di fronte alle diseguaglianze delle ricchezze (come sostenne Marx ne “La questione ebraica”), ma anche e soprattutto perché si basa sulla concezione astratta di un individuo-atomo concepito al di fuori di ogni contesto culturale, di ogni tradizione, di ogni origine, di ogni identità collettiva. La cosmopolis egualitaria può fondarsi infatti tanto sul socialismo che sul liberalismo. Perché libertà individualistica ed uguaglianza astratta sono l’una la premessa dell’altra, e si trovano entrambe nel brodo ideologico comune del liberalismo e del marxismo, cioè nel pensiero dell’illuminismo.

L’illuminismo non è stato non solo il momento culminante dell’antropocentrismo e del laicismo, ma anche dell’individualismo, dell’egualitarismo e del cosmopolitismo. Da questo brodo primordiale illuminista – a suo volta prodotto storico della Riforma protestante e degli sconvolgimenti politico-religiosi ad essa conseguenti – sono state partorite le ideologie gemelle eterozigote del liberalismo e del socialismo, entrambe economiciste (mettono infatti al centro l’idolo del benessere materiale), entrambe incentrate sull’idea di progresso, entrambe individualiste (in maniera esplicita il liberalismo, in maniera implicita il socialismo con il suo antropocentrismo ed il suo prometeismo), entrambe egualitarie (in maniera esplicita il socialismo ed implicita il liberalismo, che misconosce le differenze e le diseguaglianze tranne una: quella terribile della ricchezza).

La Rivoluzione francese ha partorito però anche il nazionalismo, che partendo pur sempre dall’astrazione, negando  le patrie locali, carnali, tradizionali, ha inaugurato  un filone ideologico alternativo, che coniugandosi in un primo tempo col liberalismo o la democrazia radicale, è sfociato in un secondo tempo nei fascismi novecenteschi.

La massoneria, sponda istituzionale occulta delle idee illuministe (coniugate spesso col filone dell’occultismo e dell’esoterismo) sposerà presto il nazionalismo, facendolo convivere, al suo interno, con il cosmopolitismo della “Repubblica universale”. Nel magma massonico si sono confusi razionalismo individualista  e irrazionalismo occultista, nazionalismo estremo e progetti di cosmopolis universale, laicismo feroce e tentativi, alla fine riusciti, di infiltrare il clero, conducendolo verso un insipido umanitarismo deistico dello stile delle grandi riunioni ecumeniche di Assisi. Quello che unisce queste posizioni massoniche è naturalmente il culto moderno dell’uomo onnipotente e sradicato, che pensa di non dovere nulla a nessuno, se non a se stesso.

Dietro alla lotta mortale tra i fascismi, il comunismo e il liberalismo , possiamo vedere allora tre teste dello stesso grosso animale, cioè dell’uomo che divinizza se stesso e si costruisce degli idoli: la nazione, la razza, la classe, il benessere materiale ( quest’ultimo oggi più adorato che mai) ed altri ancora. Così il comunismo ed il liberal-capitalismo, pur diversissimi tra loro quanto a forme politiche ed economiche, sono in realtà due forme alternative della stessa concezione impoverita dell’uomo, quindi destinati a finire con ciò che sta alla base di entrambi: il culto della materia. Il liberal-capitalismo ha sconfitto il comunismo su questo stesso terreno, ma non è detto che anche per esso non suoni,  prima o poi,  la campana a morte.

 

 
   
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